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Tra razzi e telescopi
Francesco Paresce

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Conoscere per sciegliere

 

di Cesidia Bruno

 

Non so molto di astrofisica e l'idea di incontrare Francesco Paresce, che del cielo e delle stelle ha fatto il centro della sua vita, in po' mi impensieriva.
Mi rassicuravo dicendomi che in fondo i miei riferimenti erano altri: psicologia, filosofia, antropologia, scienze dell'educazione, counseling…
A ognuno il suo.

E' arrivato a Pescara il venerdì sera: zaino in spalla, PC, sguardo curioso e attentissimo, andatura sciolta di chi ha dimestichezza con lo sport e ama camminare.

Per tutta la serata, attorno a un tavolo, eravamo in sei, ha parlato dei giovani, di come aiutarli a guadagnare fiducia e stima in se stessi, di come sviluppare creatività e passione perché "Tutti, o quasi tutti, se incoraggiati possono farcela".
Certo, risento la sua voce, devono lavorare sodo, impegnarsi, capire ad esempio quanto sia importante saper scrivere: "Lo dico sempre ai miei studenti, se non sapete relazionare bene, comunicare agli altri le vostre scoperte, qualcun altro lo farà al vostro posto…".
Una formazione completa, secondo la mia opinione, (ed è stata l'unica volta in cui ho percepito "in my opinion" e ricordato che Paresce è stato a lungo negli Stati Uniti), va acquisita negli anni del liceo. "E' la disciplina mentale quella che conta".

E in America? Abbiamo chiesto quasi in coro.
I giovani sono molto creativi, veramente molto creativi. Lì viene consentito ad ognuno di seguire la propria strada.
Il sistema universitario è completamente diverso, non è appesantito, come in Italia, da docenti che non amano l'insegnamento, né sono in grado di fare ricerca.
Troppa reverenza, troppo ossequio dei giovani verso i cattedratici. Io impiego due anni, e non sempre ci riesco, a convincere i miei studenti italiani che non serve darmi i titoli, che possono chiamarmi Francesco, che si tratta di lavorare insieme e basta.
Certo io ho l'esperienza, tante volte consiglio "Guarda, quella strada lì non ti porterà in nessun posto". Ma capita anche che loro si mettano a lavorare tutta la notte per dimostrarmi il contrario e qualche volta ci riescono. (  Gli occhi, luminosi, sorridono ).

C'è poi, ha proseguito, un grande problema. In Italia si ha paura della competitività, come fosse una cosa disdicevole, invece è necessaria. I giovani amano competere, la sfida è utile.
Challenge, dunque. E l'inglese.
Senza la completa padronanza dell'inglese oggi nessuno si può muovere.
Ascoltavo e mi rammaricavo che non ci fossero studenti e genitori ad ascoltare.

La mattina successiva, sabato 3 Marzo, davanti a 800 e più, tra studenti e genitori, nonché docenti di diverse discipline, Francesco Paresce ha incantato tutti:

i genitori annuivano con forza e con ampi cenni della testa quando sentivano della necessit à di una buona formazione al liceo e della conoscenza indispensabile della lingua inglese;

  • i ragazzi e le ragazze applaudivano quando Paresce faceva riferimento ai "Vecchi bacucchi che non credono nelle potenzialità dei giovani"
  • i docenti seguivano con attenzione questo signore pieno di energia buona e concentrato, come fosse davanti a un pubblico di scienziati, che passeggiava avanti e indietro parlando di cose vitali per tutti: la motivazione, la passione, la creatività, la forza della ragione, l'origine della vita, l'evoluzione…

Però c'è stato un momento in cui ci siamo sentiti un corpo unico, quando le immagini straordinarie dell'universo proiettate sullo schermo hanno annullato tutte le distanze e ci hanno fatto sentire un po' più uguali perché tutti un po' più piccoli.

Lungo il percorso di ritorno verso la stazione di Pescara, Paresce ha continuato a parlare dei ragazzi, delle loro possibilità di cambiamento se adeguatamente sostenuti
Ha scoperto anche le mie materie d'insegnamento e piuttosto stupito ha commentato che allora io già sapevo le cose che erano state dette rispetto alla stima di sé, all'imparare ad imparare, alla paura di sbagliare…

Vero. Non ho saputo che dire.
Come spiegargli che sono anni, decenni, in cui cerco di comunicare a colleghi restii, (non tutti per fortuna), che la valorizzazione, il dare fiducia ai/alle ragazzi/e non "diminuisce" la propria professionalità né è indice, come qualche volta mi è stato detto, di semplice maternage?
Per questo avevo preferito tacere. Volevo ascoltare qualcuno parlare della scuola e, per una volta, godermi il piacere di sentirmi in completa sintonia
Non mi succede spesso. A scuola piuttosto raramente.

 

 

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