
da Il Centro
il Centro, domenica 4 marzo 2007
Francesco Paresce racconta schegge di vita, un Guglielmo Marconi non solo inventore della radio a un migliaio di studenti riuniti al Serena Majestic di Montesilvano per l’appuntamento del Progetto obiettivo Regione «Conoscere per scegliere», finalizzato al rafforzamento delle conoscenze e delle opportunità offerte dai percorsi scientifici. Lo scienziato parla del piacere della scoperta: «Scoprire una novità ti dà una forza incredibile». Ma non nasconde che tra una scoperta e l’altra c’è un fiume di rabbia e frustrazioni: «La scienze è così: alti e bassi, sempre a caccia chi ti finanzia il progetto in cui credi». Ai ragazzi del Itcg Marconi e del liceo scientifico Luca da Penne di Penne, dell’Itis Alessandrini e del liceo scientifico D’Ascanio di Montesilvano e dell’Istituto magistrale Marconi di Pescara, il nipote dell’inventore vuole infondere anche una dose extra di fiducia: «È necessario dare responsabilità ai giovani, ma non è semplice perché in Italia domina un sistema gerontocratico fatto di vecchi bacucchi che non credono nelle potenzialità dei ragazzi», dice e qui scatta l’applauso della platea. E di chi è la colpa? «Non solo dei vecchi bacucchi», risponde lo scienziato, fisico e astronomo che ai tempi dell’università faceva di tutto per nascondere la parentela con il Premio Nobel per la fisica.
«La colpa è di tutti perché anche tra i giovani c’è tanta paura di mettersi in gioco. Per questa scarsa predisposizione a dare responsabilità ai giovani, l’università italiana è ferma». E proprio sull’università italiana, lo scienziato, nel suo libro «Tra razzi e telescopi» (Di Renzo Editore), scrive a pagina 19: «Le doti più importanti per avere successo nell’università italiana sono la tenacia, la perseveranza e la furbizia più che intelligenza pura». Ai ragazzi, allora, lo scienziato chiede di impegnarsi, mettere anima e curiosità negli studi, e scoprire non tanto la voglia di realizzarsi ma quella di rendersi utili agli altri. Un esempio? Il nonno inventore: «Se mio nonno si fosse abbandonato alla tristezza delle difficoltà forse adesso non ci sarebbe neanche il telefonino». Sì perché la vita dello scienziato è difficile: «Scoprire una novità non è semplice e nella vita di un uomo capita solo una, due o tre volte. Tra una scoperta e l’altra, quindi, c’è tanto lavoro. Insomma, alti (pochi) e bassi (tanti)».
Non è la sete di denaro quella che nutre l’anima dello scienziato, ma la sfida continua di porre domande alla natura: «La scienza parte dagli esperimenti e non da un’idea», spiega, «e l’esperimento è la domanda posta alla natura, quindi la scienza è capire come funziona l’immensità», ricorda Paresce. Solo dopo è possibile passare alla formulazione della teoria: «Però, anche con l’interpretazione dei segnali della natura», avverte, «è necessario essere cauti, perché la natura è sottile e non dà mai risposte semplici e scontate». È la difficoltà di interpretare un risultato inatteso. Così a una studentessa che gli chiede dell’importanza del dubbio nella scienza, risponde così: «Lo scienziato è scettico per natura, perché sa che in ogni istante può cadere ogni sicurezza. § la legge della sicurezza delle insicurezze. Quindi la scienza non è trovare la verità assoluta, ma è distinguere il probabilmente vero dal sicuramente falso». Avvicinarsi il più possibile alla verità: «Il fatto che la mente umana riesca a capire e spiegare le dinamiche evolutive dell’universo è un miracolo». E il futuro dell’universo? «È ancora un mistero, tocca a voi svelarlo», fa capire alla platea di ragazzi, ai quali affida anche un suggerimento: «Questo è il momento magico per le facoltà scientifiche, da Ingegneria a Fisica».
Dall’ideale al materiale: quando una studentessa chiede dei finanziamenti del Governo alla ricerca, il responsabile scientifico si arrende all’evidenza: «A fronte di un muro di politici compatto che dichiara che bisogna fare di più per la ricerca, i finanziamenti sono sempre di meno. Cosa farà il governo? Io spero, ma non ci credo tanto». Il vero motore della fisica resta la passione: «Ci vuole e quando c’è non ci si preoccupa solo di trovare un lavoro stabile e dove e del guadagno immediato. E non è solo roba da geni perché mio nonno, credetemi, un gran genio non era e a scuola ci andava poco. Il suo segreto? Si appassionava tanto alle cose che gli piacevano».